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Cena al buio con ansiolitico…solidale

Tu senti dire  “cena al buio” e immagini qualcosa di erotico – anzi, di “lerotico” (conio un nuovo aggettivo più consono al nome di questo blog). A qualcosa di estremamente intrigante, che ti fa pensare così, a occhio e croce, a roba tipo

“Eyes Wide Shut”

e alla parola d’ordine per accedere serate “particolari” – diciamo così – descritte dal film, con tutti gli annessi e connessi: “Fidelio”.

Invece nulla di tutto questo: anzi.

Perché il buio fa paura ai più. Soprattutto alla sottoscritta, che dorme con la luce accesa dai tempi dell’Esorcista (visto quando aveva 18 anni: pensate a quanta energia elettrica sprecata).

E poi c’è qualcosa di ancestrale, nel terrore di quella cortina nera che cala senza rimedio su di te e sul tuo mondo visivo, facendo aumentare il ritmo della tua respirazione e regalandoti una sensazione di oppressione che si trasforma ben presto in tachicardia. Qualcosa che si spiega solo rinviando agli archetipi oscuri che dormono nella parte più profonda di noi: Lilith, Ecate, Dracula e via dicendo.

Si chiama acluofobia, dal greco aclus, che vuol dire “oscurità”, e phóbos, che significa, intuitivamente, “fobia”, terrore connesso ai possibili pericoli che nel buio possono annidarsi. Un certo timore di trovarsi in ambienti oscuri è abbastanza normale, e – dice Wikipedia – in questo caso non si può parlare di acluofobia. Se la paura è invece molto forte e provoca anche panico, si tratta di una vera e propria fobia. Quindi, in conclusione, io ho una fobia certificata per il buio, visto che, a trovarmi nel nero più nero per oltre due ore, ho avuto una vera e propria crisi di panico, unica di oltre cinquanta persone in quella sala avvolta nelle tenebre.

Furious woman

Ma non penso che quella del buio sia solo una paranoia dovuta ai mostri dell’oscurità (in cui peraltro credo, come Dylan Dog). Il fatto è che entrando in quell’universo senza luce perdi tutti i tuoi punti di riferimento, spaziali e anche temporali, e diventa difficile anche solo trovare la boccetta con le gocce anti-ansia: io ci ho messo un po’, a ravanare nella mia borsa, ma alla fine le ho trovate e regolarmente prese.

Per evitare di diventare lo zimbello della serata e far fallire miseramente un esperimento che anzi stava suscitando il più ampio divertimento nelle altre persone coinvolte.

Difficile, insomma, abituarsi all’assenza duratura di luce. Eppure c’è chi è costretto a farlo, e cerca di vivere normalmente tutti i giorni della sua vita immerso nel buio totale. Mettersi nei panni di queste persone, a volte, può aiutarci ad apprezzare ciò che della nostra vita sembra scontato, pur non essendolo.

E qui vengo alla cronaca di un esperimento tenutosi qualche tempo fa, a scopo didattico e solidale, presso la cantina “Cupertinum” di Copertino, ovvero una degustazione al buio che ha visto coinvolti 50 studenti di quinta del liceo scientifico “Leonardo da Vinci” di Maglie, alcuni professori d’accompagnamento e sette non vedenti disposti, per l’occasione, a trasformarsi in camerieri. A tutto vantaggio del senso di attaccamento alla vita dei commensali, ma soprattutto dell’Ascus, squadra di calcio dell’Unione Italiana Ciechi di Lecce, dieci volte Campione d’Italia, cui è stato devoluto l’incasso dell’iniziativa.

Sala totalmente immersa nel buio, i non vedenti hanno infatti servito la cena ai partecipanti alla serata, cui hanno preso parte anche alcuni giornalisti – tra cui Ros ed io, appunto – dimostrando come la perdita di un senso pur importante come la vista non pregiudichi la possibilità di vivere più o meno normalmente. Cosa che i calciatori dell’Ascus hanno fatto con grande disinvoltura, servendo le portate della cena e i vini offerti dalla Cantina Copertinum, già teatro in passato di esperimenti di questo genere grazie alla collaborazione tra Francesco Maria Trono, patron della cantina, Giuseppe Pizzolante Leuzzi, l’enologo di casa, e la dirigente scolastica Annarita Corrado. Menu tipicamente salentino con prodotti offerti da molti sponsor, etichette Cupertinum: Negroamaro e Primitivo della cantina di recente premiati con medaglie d’oro in Polonia e per concludere in bellezza  “Glykòs”, Negroamaro passito tra i vincitori dell’ultima edizione di “Dolce Puglia”.

L’esperimento, però,  è stato utile anche ai convitati che – nell’oscurità più totale – hanno potuto notare come l’impedimento alla vista abbia di fatto aguzzato gli altri sensi, soprattutto (ovviamente) gusto e odorato, strumenti di conoscenza del mondo circostante troppo spesso sottoutilizzati – e sottovalutati – in un mondo basato quasi esclusivamente su un approccio visivo alla realtà.

Tutti, tranne i miei, perché ormai ero andata in tilt.

Quindi, per favore, quando mi invitate a cena assicuratevi prima di aver pagato la bolletta dell’Enel 😁

 

 

 

 

 

 

 

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