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Giallo felicità, come l’olio che piace (non solo) agli chef stellati

Se nell’immaginario collettivo il colore della passione è il rosso, il colore della felicità potrebbe essere il giallo. Come il filo che lega il Salento ad alcuni degli chef stellati d’Italia. Un filo d’olio (extravergine d’oliva, naturalmente) che sa di buono e che concentra nella sua essenza tutta la passione di una giovane e minuta donna salentina: Jolanda De Nola.

joalnda 4Una vera pasionaria del Sud, una di quelle ragazze che hanno una forza straordinaria che leggi negli occhi, nei gesti, nelle cose che fanno e che dicono. E quando ti ci trovi di fronte non puoi che abbandonarti all’unica cosa che puoi fare: ammirarle.

E noi abbiamo ammirato Jolanda, anche solo per aver scelto i valori della terra e della sostenibilità come ragione di vita, oltre che come modello imprenditoriale per la sua giovane e tenace azienda, Tenuta Bianco.

In fondo le cose buone buone sono sempre fatte per bene. E con passione.

D’altronde, cos’è la passione se non una miscela esplosiva di amore, desiderio, ambizioni e determinazione?   E deve essere proprio questa la formula segreta degli oli che, insieme alla famiglia, Jolanda produce in quel di Ugento, nel profondo Tacco d’Italia.

Ma forse anche della felicità: oli “hand made by happy people”, si legge infatti sulle bottiglie.

E come si fa a non essere felici (anche) degli strepitosi risultati? Non solo per gli importanti premi arrivati da subito, sin dalla prima ufficiale nel 2009, ma anche per essere scelti e acquistati dalle stelle del firmamento gastronomico!

Un nome?  Di più, un mito: Enrico Crippa, celebre tre stelle Michelin. Tappa obbligatoria per i viaggiatori gourmand il suo Piazza Duomo ad Alba nel cuore delle Langhe. Come pure, Villa d’Amelia a Benevello, sempre per rimanere nelle terra del Barolo o Tano passami l’olio, altro ristorante stellato della capitale della ristorazione eccelsa, Milano.  Insomma, luoghi del gusto dove si pratica il culto della altissima qualità della materia prima.

Abbiamo conosciuto Jolanda qualche settimana fa, siamo state ospiti a casa sua, una bella domenica di dicembre – una di quelle giornate dall’aria frizzante, con il cielo terso e sole a sufficienza per essere di buonumore – per assaggiare l’olio nuovo.

Che, per chi come me è cresciuta a pane e olio “fatto in casa”, è qualcosa di più che una degustazione: è un flashback intriso di ricordi di infanzia, di persone che non ci sono più, di odori e sapori di buono, di immagini e stati d’animo che ritornano troppo poco.

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Ad accoglierci il calore di Jolanda e della sorella Paola, entrambe impegnate, insieme a mamma e papà, nella conduzione dell’azienda. Ci hanno aperto le porte di quello che un tempo era il garage di casa, e che oggi funge da sala degustazioni e accoglienza, addobbato per l’occasione con le belle luminarie artistiche di Giovanni InarteGustavo, quasi a voler sottolineare l’orgoglio anche estetico di essere del Sud.   Che oggi più che mai significa amore viscerale per la propria terra. Soprattutto se hai deciso consapevolmente di tornarci, dopo essere andata “fuori”.

Come ha fatto Jolanda. Il suo “fuori” è stata Milano, l’Università, la laurea in Relazioni pubbliche e pubblicità:  terreno di coltura, in cui negli anni, germina e cresce il desiderio di occuparsi di qualcosa che abbia concretamente a che fare con la sua famiglia, le sue origini, le sue radici.

jolandaLe stesse che hanno gli ulivi ereditati dai nonni. Da quei giganti buoni riparte la nuova – appassionata – vita di Jolanda: fare olio di alta qualità. Che significa seguire i dettami dell’agricoltura biologica e rigenerativa, sostituire la chimica con la sapienza tramandata, la pazienza e la “fatica”, come si chiama il lavoro da queste parti. Ogliarola Salentina e Cellina di Nardò sono le cultivar allevate nei terreni di proprietà, che vengono raccolte direttamente dalla pianta (per poi esser lavorate subito in un frantoio con sistema a ciclo continuo a due fasi a freddo) all’inizio dell’invaiatura, quando cioè le olive hanno ancora quel bel colore verde brillante e possono sprigionare poi nell’olio il massimo del loro contenuto fenolico e aromatico.

 

paola e jolanda de nola tenuta bianco leros
Jolanda spiega come riconoscere un olio di qualità mentre la sorella Paola versa l’olio nei bicchierini blu da assaggio professionale

Abbiamo assaggiato la nuova annata degli oli, facendoci accompagnare dai consigli di Jolanda, esperta  professionista assaggiatrice di olio, che ha spiegato come riconoscere la qualità e cosa ricercare annusando e assaggiando un olio: l’amaro e il piccante, sensazioni prodotte dai polifenoli, e il fruttato che a seconda delle caratteristiche varietali può richiamare i profumi inconfondibili di erba appena tagliata, cicoria, carciofo, rametto di pomodoro, ma anche banana, mela, pera, banana e mandorla.

Dopo la degustazione più tecnica l’assaggio “godereccio”: siamo andate di pane di grano duro lussuriosamente cosparso di blend di Ogliarola e Cellina, e di zuppa di lenticchie preparata da mamma Teresa.

lenticchie olio tenuta bianco leros

E, per non farci mancare nulla, abbiamo provato tutti i buonissimi aromatizzati naturali, alla lavanda, vaniglia, pepe nero, menta, zenzero: un tripudio di profumi e di sensazioni divertenti.

Aromatizzati naturali tenuta bianco leros

Siamo andate via col sapore di buono in bocca e nel cuore.  In fondo la felicità è fatta di piccole cose.

Ma, talvolta, anche da piccole, grandi donne!

Scopri di più  sul sito di Tenuta Bianco

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