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Food & Wine

Capperi al Vinitaly. E tante altre (belle) bontà (meno male che mi si è rotto il cellulare …)

Il Vinitaly, il Salone internazionale del vino che da 52 edizioni anni si tiene a Verona, richiamando il gotha dell’universo enologico, è un tritacarne. Chi ci è andato almeno una volta, lo sa bene.  E lo sappiamo bene anche noi, io e Le, che sebbene non facciamo parte del suddetto gotha, ogni anno proviamo a non perdercelo. Per lavoro, essenzialmente, ma non solo. In fondo, in fondo, ci piace.

E anche quest’anno, pertanto, c’eravamo. Tanti incontri, tanti sorsi di vino, tanti sorrisi, strette di mano, depliant, etichette, parole, feste, fuori salone e tanta, tanta, tantissima, TANTERRIMA stanchezza. Talmente tanta che non ne vorresti sentir parlare almeno per un po’.

Magari, giusto il tempo che ti si rompa il cellulare…   Insomma, il mio smartphone, l’appendice tecnologica della mia persona, quell’aggeggio che mi costringe ad essere connessa col mondo interno anche quando non lo vorrei, ha deciso di piantarmi in asso. Incazzatura d’ordinanza a parte, il guasto IRREPARABILE è stata l’occasione per fare ordine e dunque rivedere le foto (anche) del mio ultimo Vinitaly e quindi per ricordare alcune belle esperienze, storie fugaci , si sa, che non meritano però il dimenticatoio.

La cosa più buona in assoluto, ma non solo del mio ultimo Vinitaly, oserei dire degli ultimi anni, che io abbia assaggiato è stato un formaggio, anzi tre: incappata quasi per caso, mentre provavamo a gironzolare per altri stand fuori dalla Puglia, in un una specie di minuscolo chioschetto invitante già agli occhi, con un tipo che ci sapeva fare eccome e una fila che alla sola vista non potevi che pensare “uhm qui accade qualcosa di interessante”.  Vabbè io ho la passione per i formaggi buoni, si era fatta una certa e ancora non avevamo messo niente sullo stomaco e quindi….mi sono fermata, senza neanche accorgermi che Leda continuava da sola (forse anche a parlare…😬)

 

Ma ora ditemi voi, non viene l’acquolina solo a guardare?

Questa bella installazione di arte gastronomica è a cura di “Guffanti Formaggi”, famiglia di affinatori che dal 1876 (quando iniziarono in una vecchia miniera abbandonata!) seleziona e affina formaggi provenienti  dalle parti più belle d’Italia e Europa, cinque generazioni di esperti divulgatori di vere e proprie opere d’arte da latte ottenuto  da animali liberi , sani e felici di pascolare,  preparate con sapienza e lasciate maturare il tempo necessario. Senza fretta.  Come è giusto che sia.

Io ho assaggiato un delizioso caprino invecchiato diosolosaquanto, un gorgonzola che al solo pensiero sento la salivazione crescere a mille e un formaggio straordinariamente buono di cui – accidenti a me! – non ricordo il nome, ma giuro che è stato una delle cose più buone che io abbia mai mangiato in tutta la mia vita. Forse proprio l’estasi provocata dall’assaggio mi ha impedito di concentrami sul nome e di prendere diligentemente nota. Motivo per cui urge una spedizione in quel di Arona, in Piemonte. Leda, preparati!

Mentre io ero in questa mia relazione amorosa, breve (breve, troppo breve!) ma intensa (tanto tanto!), la mia amica Le ha fatto uno di quegli incontri casuali, su cui interrogherà gli astri per i prossimi mesi, per provare a capirne il significato.

Insomma, a Verona, nel padiglione Piemonte, chi ti incontra? Stefania, sarda trapiantata a Roma, conosciuta in Sicilia durante uno dei suoi ultimi viaggi nella terra degli avi, in visita in una delle cantine sicule più belle della Trinacria: sintonia perfetta fra le due, hanno stretto amicizia, ma non si sono scambiate il numero di telefono!!!  E, quindi, mentre io dimenticavo di segnare il nome del formaggio paradisiaco, Leda ritrova casualmente l’amica di cui neanche lei aveva segnato, a suo tempo, il numero di telefono. In effetti, tutta la cosa sembra avvolta da un certo che di misterioso. Capiremo nel tempo 😊

Comunque Stefania, che nel frattempo conosco anche io, ci invita nel padiglione della Sardegna per la premiazione delle cantine vincitrici al Concorso Grenaches du Monde, dedicato all’omonimo vitigno diffuso in tutto il mondo e ai biotipi assimilabili come il Cannonau, la Garnacha, il Tai rosso. Non ce lo siamo fatte ripetere 😋

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Bella iniziativa, bel clima, produttori commossi e vini meravigliosi, io mi sono fatta attrarre dal colore suadente di alcuni rosati, tre in particolare: tutti e tre gli assaggi mi hanno colpito per la delicatezza del colore, una intensa piacevolezza accompagnata da una straordinaria intensità sia olfattiva che gustativa.

 

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Rosè Cannonau di Sardegna DOC Rosato Vigne Surrau 2017: 100% uve Cannonau, è il primo Cannonau rosato gallurese, raccontano le cronache. Si presenta con un elegante colore rosa tenue con leggere sfumature corallo. Al naso mi è sembrato paradisiaco, ampio con sentori che ricordavano le fragoline e il ribes. In bocca ha rivelato un bel caratterino: fresco e fruttato, con una buona struttura, una bella morbidezza e una decisa nota sapida.

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Rosato Alghero Sella & Mosca 2017 (Cannonau e Sangiovese): anche per questo vino un colore rosa delicato ma molto intrigante, al naso una bella esplosione di fiori delicati e frutti, anche esotici, insieme alla mela, alla fragola dolce. All’assaggio una piacevolissima freschezza, struttura e morbidezza con una bella persistenza. Anche qui una bella traccia sapida mi ha particolarmente conquistata.

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Nudo Rosè Siddura 2017: 100% uve Cannonau, bellissima l’etichetta, anzi tutta la bottiglia denudata, appunto, per mettere in risalto il colore elegantissimo, rosa tenue con ricordi corallo. Al naso un’esplosione di profumi fruttai, anche tropicali, insieme a pesca e un leggerlo floreale di rosa. In bocca una notevole freschezza, bella struttura e morbidezza accompagnate da una vena sapida intrigante.

Maurizio Valeriani, responsabile per l’Italia del concorso, al quale ho subito trasferito le mie belle sensazioni mi ha invitato ad assaggiare però anche dei rossi, da un particolare biotipo appartenente alla famiglia dei Grenache, il Bordò, vitigno storico ritrovato delle Marche.  Stavolta mi sono data il limite dei due assaggi e ringrazio Maurizio per l’invito: due rossi dalla personalità molto forte.

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Bordò Marche Rosso, Poderi San Lazzaro 2013. Rosso rubino, un bouquet decisamente mediterraneo: macchia, frutti rossi, terra, ma anche spezie e cioccolato. Il tannino si fa apprezzare, nel complesso equilibrato con una bella freschezza. Un vino elegante.

 

Cinabro, Marche Rosso Le Caniette 2013. Il colore è un bellissimo rosso rubino con meravigliosi riflessi granati, mi ha letteralmente stregato:  tannino al punto giusto, lo accetti e  anzi quasi lo ami. Già al naso capisci che te innamorerai: frutti rossi non maturi, qua e là ti sembra di sentire appena appena la dolcezza dei fichi e della vaniglia, un sottofondo balsamico armonizza il tutto, staresti ore ad annusarlo alla ricerca del sentore che sfugge, liquirizia, pepe, spezie varie. All’assaggio è caldo, ampio, con una notevole struttura. Da non dimenticare.

Ovviamente, non ci siamo fatte mancare il giro nel padiglione dedicato al food, dove abbiamo trovato tante cose belle e buone.

Ecco la mia personale selezione delle cose interessanti scovate:

 

DIPINTO, dalla Toscana condimenti naturali all’olio d’oliva, anche in versione spray: tanti aromi stuzzicanti per profumare piatti e insalate. Mandarino verde, arancia, limone, anche in foglia. Golosi

 

Olii d’oliva di cui abbiamo apprezzato il packaging,  saponette antiche il primo (Olio Mancino frantoio oleario, Gioa del Colle), creme per le scarpe il secondo, olio in crema anche aromatizzato da spalmare (Tenuta Sant’Ilario, Pineto). Insoliti.

 

Capperi e prodotti tipici “Oro di Pantelleria. Specialità dell’Isola”: i boccioli della pianta tipicamente mediterranea insieme all’uva zibibbo, all’origano, alle marmellate di arance e fichi. Solari.

 

Paste e farine per tutti i gusti, anche baby 😊

 

E poi una bellissima esplosione di colori, lo stand di Fratelli Motta, direttamente da Paternò (Catania) a Verona senza sbiadire minimamente profumi e colori della Trinacria. Tutta la dolcezza di cui è capace la Sicilia: paste siciliane alla mandorla e agrumi, frutta Martorana, cantucci alla siciliana con frutta secca, torroncini alla mandorla e pistacchio, scorzette candite di tutti i tipi, in un delizioso contesto di carretti, maioliche e confezioni colorate. Un biglietto di sola andata per la Sicilia, grazie.

 

Infine, oltre ad altre cose belle di cui vi parlerò a parte, abbiamo avuto l’onore di partecipare alla mitica festa di Intravino per i 50 anni della Doc Montepulciano d’Abruzzo. Tanta bella gente, tanti, tantissimi vini e bontà da gustare (buonissimo l’agnello con i carciofi!). E soprattutto, almeno per quanto mi riguarda, la prima festa enologica per niente ingessata, con ggggente che ballava davvero. Anzi si scatenava. Merito (anche) di Andrea Gori aka Burde Dj ( quello nella foto a sinistra, dove praticamente non si vede….😬). Complimenti al gruppone di Intravino e al direttore Antonio Tomacelli. Peccato per la sveglia il giorno dopo,  ci siamo sentite un po’ Cenerentola io e Le, che siamo fuggite via dal Palazzo della Gran Guardia. Ma senza perdere la scarpetta!

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