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L’ossimoro che ci inonda di bellezza: la Foresta Urbana di Lecce

Questa emergenza globale che stiamo vivendo e che ha letteralmente sconvolto le nostre vite, costringendoci a stare chiusi in casa (mi raccomando, fate i bravi!!!!) ci sta facendo riscoprire il valore di tante cose alle quali, fino a qualche settimana fa, non davamo importanza, le rimandavamo o, addirittura, non le desideravamo affatto, assuefatti come eravamo da incombenze, impegni, affanni e corse. Ora che siamo al capolinea, costretti tutti più o meno all’ozio (al netto del cucinare, pulire e SOPRATTUTTO –  almeno per chi scrive – dell’attività didattica a distanza di figli in età scolare) ci ritroviamo a passare il tempo compilando (lunghe) liste delle cose da fare non appena questa situazione si sarà risolta.

Tipo fare una passeggiata.

Una semplice, innocua e agognata passeggiata, immersi nella natura (che nel frattempo si sta prendendo la sua bella rivincita rispetto ai soprusi a cui l’uomo l’aveva piegata 😔) per farci travolgere dalla bellezza che un viale fiorito, un giardino rigoglioso, una radura selvaggia, un bosco da scoprire, possono regalare.

E poi, ho la natura e l’arte e la poesia, e se questo non è sufficiente, che cosa posso volere di più?
(Vincent van Gogh)

Insomma impariamo dai giapponesi, oltre ai vari onigiri, uramaki e sashimi (nella lista di mia figlia Sofia sono al terzo posto delle cose da fare post pandemia🍣🍱🥢 ) anche l’hanami, la poetica e suggestiva  pratica  dedicata all’osservazione dei fiori dei ciliegi. Un’antica tradizione che stimola la meditazione ma anche la socialità: all’epoca della fioritura, tra marzo e aprile, si organizzano veri e propri festival un po’ in tutto il Giappone, quest’anno purtroppo annullati per la stessa, planetaria, ragione.

Senza necessariamente pianificare un viaggio esotico, però, potremo concederci uno spettacolo UNICO a due passi da casa (proprio così) calandoci all’interno di una vera e propria foresta, urbana!

La Foresta Urbana, un ossimoro che sta lì nella cinta urbica di Lecce, celato dietro ad un piccolo cancello, per regalarci tanta felicità! Fra palazzi e case basse, in una via prossima alla stazione ferroviaria un tempo c’era una cava di pietra (nella zona, diverse) ormai dismessa da tempo immemore. Un’area di due ettari che per oltre cinquant’anni è stata una discarica, dove chiunque si sentiva autorizzato a buttarci di tutto!

Di tutto, infatti, è stato ritrovato dai bravissimi volontari del WWF di Lecce, guidati dall’infaticabile Vittorio De Vitis, che l’hanno bonificata, consentendo alla natura di riprendersi il suo spazio: molti degli oggetti costituiscono oggi un primordiale museo allestito in uno dei minuscoli edifici ricavati nella pietra.

Una bonifica faticosa (la spazzatura è stata tolta pezzo a pezzo, e ancora c’è chi si ostina ad oltraggiare un luogo delle meraviglie che meriterebbe rispetto e dedizione da parte di tutti) iniziata sette anni fa, che ha consentito la realizzazione di un percorso di un chilometro in mezzo ad una biodiversità pazzesca: alberi maestosi, fiori cresciuti dai semi portati dal vento, piante da frutto per ricordare gli orti rigogliosi che alcune famiglie vi avevano realizzato un tempo, che fanno compagnia alle tracce del lavoro in cava.

Io Luciano e Sofia ci siamo andati in autunno, chissà come sarebbe bella in questa stagione! Ci rincuoriamo guardando queste foto che abbiamo scattato e ripetendoci che, presto, ci ritorneremo!

Prendete nota : https://www.forestaurbanalecce.it/ e programmate una bella visita.

Ne vale la pena, perché come scriveva William Shakespeare “E questa nostra vita, via dalla folla, trova lingue negli alberi, libri nei ruscelli, prediche nelle pietre, e ovunque il bene”.

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Info Ros

Giornalista pubblicista, ghostwriter, content editor, mi occupo essenzialmente di uffici stampa e di consulenza in comunicazione. Scrivo, insomma! Da poco sono anche sommelier AIS (una novizia, praticamente!) e ora anche blogger 🍎

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